AI Max è una cosa più semplice e più delicata insieme: un livello di ottimizzazione che si accende dentro le campagne Search che hai già. Non le sostituisce, non cambia tipo di campagna, non azzera il lavoro fatto sulle keyword. Cambia però tre cose concrete — su quali ricerche compaiono i tuoi annunci, che cosa dicono e su quale pagina atterrano le persone — e sono esattamente le tre cose su cui, di solito, un'azienda vuole avere voce in capitolo.
Qui vediamo cos'è davvero, come funziona, quali controlli restano in mano tua, cosa cambia tra settembre 2026 e febbraio 2027, e in quali situazioni ha senso provarla — con l'onestà di dire anche quando è meglio lasciarla spenta.
Cos'è AI Max per le campagne sulla rete di ricerca
AI Max è una suite di funzionalità di targeting e di creatività che Google descrive come un livello di ottimizzazione continuo applicato alle campagne sulla rete di ricerca. Si attiva con un interruttore dentro le impostazioni della campagna e, una volta attivo, lascia che l'AI di Google intervenga in tempo reale su due fronti: quali ricerche possono attivare i tuoi annunci e come sono composti quegli annunci (testo e pagina di destinazione).
La definizione ufficiale è utile perché contiene una parola precisa: livello. Non è un modulo aggiuntivo che gira a parte, non è un tipo di campagna, non è un algoritmo alternativo. È uno strato che si sovrappone alla struttura che hai già — stesse campagne, stessi gruppi di annunci, stesse parole chiave, stesse conversioni.
Una precisazione di perimetro, utile subito: nel 2026 Google ha esteso il marchio AI Max anche alle campagne Shopping. Questo articolo parla esclusivamente di AI Max per le campagne sulla rete di ricerca — funzioni, controlli e scadenze descritti qui riguardano quelle.
Il 15 aprile 2026 Google ha annunciato l'uscita di AI Max dalla fase beta. Non era comunque una funzione riservata a pochi: era già disponibile globalmente in beta aperta, gestibile dall'interfaccia di Google Ads, da Google Ads Editor e dall'API. Il passaggio fuori beta segnala però una cosa precisa: AI Max non è più un test, è la direzione dichiarata di Google per le campagne sulla rete di ricerca.
AI Max non è un nuovo tipo di campagna
Vale la pena fermarsi un attimo, perché è l'equivoco più diffuso e quello che genera le decisioni peggiori.
Nella documentazione ufficiale italiana, Google scrive testualmente che AI Max non è un nuovo tipo di campagna, ma un livello di ottimizzazione all'interno delle campagne sulla rete di ricerca esistenti. Nella pagina di FAQ, alla domanda diretta «AI Max è un nuovo tipo di campagna?», la risposta è altrettanto secca: no.
Conseguenze pratiche, e sono tre:
- Non devi creare nulla di nuovo. Nessuna campagna parallela, nessuna migrazione di struttura, nessun budget separato. AI Max si attiva su ciò che esiste.
- Non perdi lo storico. Dati, conversioni, apprendimento della strategia di offerta restano dove sono.
- Puoi spegnerla. È un'impostazione, e come tutte le impostazioni si disattiva. Con un'avvertenza importante che vediamo più avanti: spegnendo AI Max si disattivano tutte le funzioni contenute al suo interno, comprese quelle di controllo.
Se hai già letto come funziona Google Ads, il modo più onesto di inquadrarla è questo: l'asta, il Quality Score e la logica di base non cambiano. Cambia il modo in cui Google decide quali tue inserzioni portare in asta e come le assembla.
Come funziona AI Max
AI Max si regge su due blocchi: la corrispondenza dei termini di ricerca e l'ottimizzazione degli asset. Il secondo contiene a sua volta due impostazioni distinte: personalizzazione del testo ed espansione dell'URL finale.
Corrispondenza dei termini di ricerca
Quando attivi AI Max, questa funzione si accende per la campagna e resta gestibile a livello di gruppo di annunci (puoi disattivarla su singoli gruppi).
Che cosa fa: usa tre tecnologie insieme — corrispondenza generica (broad match), matching basato sugli asset e tecnologia keywordless basata sulla pagina di destinazione — per intercettare query pertinenti che le tue parole chiave, da sole, non coprirebbero. Google impara dalle keyword esistenti, dai creativi e dagli URL per capire su quali ricerche ha senso comparire.
Qui va detta la cosa che quasi nessuno dice bene: le parole chiave non spariscono. Restano, restano importanti e il sistema continua a imparare da loro. Quello che cambia è che non sono più l'unico meccanismo attraverso cui una ricerca pertinente può attivare i tuoi annunci: accanto a loro lavorano la corrispondenza generica, la tecnologia keywordless, i creativi e i contenuti degli URL. Restano un input importante fra quelli che il sistema usa, non più il confine del targeting.
È una differenza sostanziale. Se le tue keyword sono generiche o mal costruite, con AI Max il problema non si attenua: si amplifica, perché il segnale di partenza è confuso. Vale la pena rileggere come scegliere le parole chiave prima di attivarla, non dopo.
Due precisazioni che Google conferma esplicitamente:
- Le parole chiave negative continuano a essere rispettate anche con AI Max attivo. Restano lo strumento più diretto per escludere ciò che non vuoi.
- Nel report dei termini di ricerca compare «AI Max» come nuovo tipo di corrispondenza, con una colonna «origine» che indica se il match è arrivato da espansione broad match o da matching keywordless. Non è un dettaglio: è ciò che ti permette di controllare davvero cosa sta succedendo.
C'è poi un comportamento operativo che vale la pena conoscere prima di attivare, perché sorprende molti: con AI Max e la corrispondenza dei termini di ricerca attive, le parole chiave vengono trattate come corrispondenza generica, qualunque tipo di corrispondenza tu abbia impostato. Le keyword non vengono riscritte né convertite: è il comportamento in asta a cambiare. Se disattivi la corrispondenza dei termini di ricerca su un gruppo di annunci, i tipi di corrispondenza che hai impostato tornano a valere.
Personalizzazione del testo
È l'evoluzione di quella che si chiamava automatically created assets (asset creati automaticamente). Con AI Max cambia nome e viene assorbita nella suite.
Che cosa fa: usa AI generativa per creare titoli e descrizioni personalizzati rispetto alla singola ricerca, attingendo a dominio, contenuti delle pagine di destinazione, annunci già esistenti, parole chiave del gruppo di annunci e altri asset. Non inventa dal nulla: rielabora ciò che c'è sul tuo sito e nei tuoi annunci. Google specifica che il nuovo annuncio può includere il tuo copy esistente se pertinente alla query e all'URL.
Quanto controllo resta? Meno di quanto molti si aspettano, ma non zero:
- Non puoi modificare a mano un asset generato. Sulla domanda diretta, Google risponde che questi asset sono completamente automatizzati.
- Puoi rimuoverlo. Gli asset generati sono visibili nei report e possono essere eliminati.
- Puoi vincolare il tono e il lessico tramite le linee guida per il testo, che permettono di escludere parole o frasi e di dettare indicazioni di messaggio. È una funzione dichiarata in beta: disponibile, ma non ancora consolidata.
Chi lavora in un settore regolamentato, o con un brand che ha regole di comunicazione rigide, deve pesare questo punto con attenzione.
Espansione dell'URL finale
È l'impostazione che merita più cautela di tutte, e va spiegata senza giri di parole.
Che cosa fa: quando è attiva, Google può mandare il traffico su una pagina del tuo sito diversa da quella che hai indicato nell'annuncio, se ritiene che sia più pertinente alla ricerca. Non su una pagina qualsiasi: solo su URL pertinenti alla query e coerenti con il tema del gruppo di annunci, all'interno del tuo dominio.
Tre vincoli tecnici da conoscere:
- Richiede la personalizzazione del testo. Se la disattivi, l'espansione dell'URL finale si disattiva automaticamente. La logica è coerente: se cambia la pagina, deve poter cambiare anche il testo dell'annuncio.
- Quando è attivata, si attiva per impostazione predefinita nel momento in cui accendi AI Max. Va spenta consapevolmente, non è un opt-in separato.
- Gli asset RSA fissati (pinnati) non vengono rispettati se il sistema sceglie un URL più pertinente. Lo stesso vale quando sono attive le inclusioni di URL. Google lo dichiara apertamente: per avere la certezza che i tuoi asset fissati vadano sempre in onda, devi disattivare sia l'espansione dell'URL finale sia le inclusioni di URL.
Il terzo punto è quello che fa più danni quando si scopre tardi: se hai fissato un asset perché contiene un'informazione che non può mancare, quel pin non è garantito con l'espansione URL attiva.
Per le diciture obbligatorie esiste però una strada migliore del pin. Google mette a disposizione i text disclaimer: un tipo di asset dedicato a termini, condizioni e disclosure di legge, che si aggiunge alla campagna dopo aver creato l'annuncio adattabile. Se approvato, è garantito nella riga di descrizione degli annunci sulla rete di ricerca della campagna, e Google lo dichiara compatibile con tutte le funzioni di AI Max, espansione dell'URL finale inclusa. Due avvertenze reali, dichiarate da Google: in casi rari il testo può essere troncato (alcune lingue, corpi ingranditi per accessibilità) e, se il disclaimer viene disapprovato, non viene pubblicato ma l'annuncio continua a girare senza. Vanno quindi controllati, non impostati e dimenticati.
C'è poi un dettaglio tecnico che vale un controllo prima di attivare: se la campagna usa modelli di tracciamento, le pagine dinamiche generate dall'espansione URL possono restituire errori 404 se il modello non è configurato in modo compatibile. Google raccomanda formati del tag {lpurl} del tipo {lpurl}?, {lpurl}&, {lpurl}# o {lpurl} da solo, ed evita URL di tracciamento statici. Se non gestisci tu i tracciamenti, è la prima domanda da fare a chi li gestisce.
Che cosa cambia rispetto a una campagna Search tradizionale
| Aspetto | Search tradizionale | Search con AI Max attivo |
|---|---|---|
| Su cosa compare l'annuncio | Determinato da parole chiave e tipi di corrispondenza | Parole chiave + espansione via broad match, asset e contenuti del sito |
| Ruolo delle keyword | Perimetro del targeting | Uno degli input da cui il sistema impara, insieme a creativi e URL |
| Tipi di corrispondenza | Generica, a frase ed esatta valgono come impostate | Con la corrispondenza dei termini di ricerca attiva le keyword sono trattate come generiche; i tipi impostati tornano a valere disattivandola sul gruppo di annunci |
| Testo dell'annuncio | Asset scritti dall'inserzionista | Asset dell'inserzionista + asset generati sulla singola query |
| Pagina di destinazione | L'URL finale indicato nell'annuncio | Può essere sostituita da un URL più pertinente del dominio |
| Asset fissati (pin) | Sempre rispettati | Non rispettati se è attiva l'espansione URL o le inclusioni di URL |
| Strategia di offerta | Manuale o automatica | Le funzioni principali richiedono Smart Bidding a conversione |
| Report termini di ricerca | Tipi di corrispondenza classici | Nuovo tipo «AI Max» + colonna origine + vista con titoli e URL |
| Controlli specifici | Keyword, negative, geografia | + impostazioni brand, aree di interesse, inclusioni/esclusioni URL |
Nessuna riga di questa tabella dice «meglio» o «peggio». Dice dove si sposta la decisione. È quello il vero cambiamento.
Quali controlli restano all'inserzionista
Se ti fermi ai titoli dei giornali di settore, AI Max sembra un interruttore che dice «fai tu, Google». Non è così, e confondere automazione con assenza di controllo porta a due errori opposti: attivarla senza guardrail, o rifiutarla per principio.
Ecco cosa resta effettivamente in mano tua.
A livello di campagna
- Esclusioni di brand — impedisci che i tuoi annunci compaiano accanto a brand specifici.
- Esclusioni di URL — escludi pagine che non devono mai diventare landing (informativa privacy, blog, pagine di servizio, prodotti fuori stock).
- Personalizzazione del testo ed espansione dell'URL finale — attivabili e disattivabili singolarmente.
- Linee guida per il testo (beta) — termini vietati e indicazioni di tono per il testo generato.
- Text disclaimer — asset dedicato alle diciture obbligatorie, compatibile con AI Max e con l'espansione dell'URL finale.
A livello di gruppo di annunci
- Corrispondenza dei termini di ricerca — puoi spegnerla su singoli gruppi anche se la campagna ha AI Max attivo.
- Aree geografiche di interesse — intercetti l'intento geografico anche nei match senza parola chiave. Per un'attività locale è il controllo più rilevante della lista.
- Inclusioni di brand — sovrascrivono quelle di campagna.
- Inclusioni di URL — aggiungi URL che l'espansione non avrebbe considerato.
Trasversali
- Parole chiave negative, rispettate normalmente.
- Report rinnovati: termini di ricerca con tipo «AI Max» e origine, pagine di destinazione con colonna «Selezionata da», report asset con metriche di rendimento.
Una nota da tenere a mente: se disattivi AI Max, disattivi anche i controlli che vivono al suo interno. Google porta l'esempio delle esclusioni di brand: spegnendo AI Max si spengono anche quelle. Riattivandola, le impostazioni tornano come le avevi lasciate. Non è un dettaglio da poco se stavi usando AI Max proprio per i suoi controlli.
Per ogni scelta: chi la prende e con quale controllo l'inserzionista può limitarla.
| Scelta | Decide l'inserzionista | Decide Google | Puoi limitarlo con |
|---|---|---|---|
| Budget e obiettivo | ● | — | |
| Strategia di offerta | ● | — | |
| Keyword e negative | ● | — | |
| Aree geografiche di interesse | ● | — | |
| Query su cui compare l'annuncio | ● | Parole chiave negative · esclusioni di brand · disattivazione della corrispondenza dei termini di ricerca sul gruppo | |
| Testo dell'annuncio | ● | Linee guida per il testo · disattivazione della personalizzazione del testo | |
| Pagina di destinazione | ● | Esclusioni di URL · inclusioni di URL · disattivazione dell'espansione dell'URL finale | |
| Brand accostati | ● | Impostazioni brand (inclusioni ed esclusioni) |
AI Max e Smart Bidding: il legame da non sottovalutare
Questo è il punto che decide se AI Max ha senso nel tuo account, molto più delle funzionalità in sé.
Google indica esplicitamente che corrispondenza dei termini di ricerca, espansione dell'URL finale e personalizzazione del testo richiedono strategie Smart Bidding basate sulle conversioni per funzionare in modo efficace. E chiarisce il caso limite: con il CPC manuale, la corrispondenza dei termini di ricerca non funziona, perché il sistema non riceve i segnali di cui ha bisogno.
C'è una seconda avvertenza, meno citata ma altrettanto concreta: Google segnala che AI Max non è efficace se la campagna è limitata dal budget, e mostra un avviso quando accade.
Tradotto: AI Max amplifica il sistema di misurazione che hai già. Se le conversioni sono tracciate male, se sono impostate come conversioni azioni che non valgono nulla (una visita alla pagina contatti, un clic su un pulsante), se il valore non è associato correttamente, l'automazione ottimizzerà con precisione verso l'obiettivo sbagliato.
Prima di attivarla, quindi, la sequenza corretta è: verificare che il tracciamento funzioni, che le azioni di conversione dichiarate come primarie siano davvero quelle che generano fatturato, e che la strategia di offerta sia coerente con quello che riesci a misurare. Su quest'ultimo punto abbiamo scritto un articolo dedicato: le strategie di offerta di Google Ads.
Cosa cambia nel 2026 (e cosa nel 2027)
Qui circola parecchia informazione superata, perché Google ha modificato la sua stessa tabella di marcia a metà strada. La distinzione è netta e conviene tenerla a mente.
Settembre 2026 — upgrade automatico di ACA e broad match a livello di campagna
A partire dal 1° settembre 2026, le campagne sulla rete di ricerca che usano asset creati automaticamente (ACA) e/o l'impostazione di corrispondenza generica a livello di campagna vengono aggiornate automaticamente ad AI Max. Google lo ha comunicato via email agli inserzionisti interessati il 5 agosto 2026, e la scadenza è rimasta quella annunciata originariamente il 15 aprile.
La migrazione non avviene tutta il primo giorno: Google indica che il processo si distribuisce progressivamente dal 1° al 30 settembre 2026.
Come arrivano le campagne aggiornate:
- campagne con ACA → AI Max con corrispondenza dei termini di ricerca e personalizzazione del testo attive;
- campagne con broad match a livello di campagna → AI Max con corrispondenza dei termini di ricerca attiva; inclusioni ed esclusioni di brand già presenti vengono conservate.
In entrambi i casi l'espansione dell'URL finale resta disattivata. Vale la pena saperlo, perché è la funzione che preoccupa di più: l'upgrade automatico non cambia da solo le pagine di destinazione dei tuoi annunci.
Google dichiara che le campagne vengono migrate in-place, con impostazioni equivalenti alle precedenti, proprio per limitare la volatilità del rendimento.
Chi non è coinvolto: una campagna Search tradizionale, basata su parole chiave, che non usa nessuna delle due funzionalità legacy, non viene convertita automaticamente sulla base della documentazione attuale. Il modo per verificarlo è banale e va fatto comunque: aprire le impostazioni di ogni campagna Search e controllare se quelle due voci sono attive.
L'unico vero «opt-out» è disattivare la funzionalità legacy prima che l'upgrade raggiunga l'account — oppure attivare AI Max in autonomia, configurandola come si vuole invece di subirne la configurazione predefinita.
Febbraio 2027 — Dynamic Search Ads
Questa data è cambiata e va riportata correttamente.
Il piano originale (15 aprile 2026) prevedeva che anche i Dynamic Search Ads passassero ad AI Max a settembre 2026. L'11 giugno 2026 Google ha rinviato: l'upgrade automatico dei DSA inizia a febbraio 2027. La motivazione dichiarata è il feedback degli inserzionisti e la volontà di non interferire con il quarto trimestre.
Contestualmente:
- la creazione di nuove campagne DSA è stata ripristinata dal 15 giugno 2026;
- da settembre 2026 compaiono nell'account banner che avvisano della transizione e propongono l'upgrade volontario in un clic;
- la possibilità di creare nuove strutture DSA si chiude tra gennaio e febbraio 2027;
- dal 1° al 28 febbraio 2027 parte la migrazione automatica delle campagne DSA ancora attive, che diventano gruppi di annunci standard con AI Max attivo.
Le campagne DSA sono escluse dalla migrazione di settembre: fino ad allora continuano a funzionare normalmente.
Se leggi un articolo che dice «i DSA passano ad AI Max a settembre 2026», sta citando la comunicazione superata.
Agosto–settembre 2026 — nuovi strumenti di test e pianificazione
Il 20 agosto 2026 Google ha annunciato tre novità legate ad AI Max:
- la possibilità di testare budget e target di ROI diversi su più campagne Search in un unico test A/B — dichiarata in rollout a settembre, quindi non ancora disponibile a tutti;
- gli esperimenti AI Max ora supportano i test con controlli di brand e di località attivi, cosa che prima obbligava a scegliere tra testare e mantenere i guardrail;
- il Performance Planner mostra l'impatto stimato di variazioni di budget e offerte, con applicazione in un clic.
Su queste funzioni vale la regola generale: annunciato non significa disponibile nel tuo account. Verifica prima di pianificarci sopra.
AI Max, Performance Max e Dynamic Search Ads: le differenze
Tre nomi che si somigliano e fanno cose diverse. Vale la pena separarli una volta per tutte.
AI Max per campagne Search ≠ Performance Max. Performance Max è un tipo di campagna distinto, che pubblica su più canali Google (rete di ricerca, Display, YouTube, Gmail, Discover, Maps). AI Max per campagne Search è invece un livello di ottimizzazione dentro le campagne sulla rete di ricerca: resta lì, mantiene la struttura in gruppi di annunci, mantiene le parole chiave e i report tipici della ricerca.
L'equivoco nasce perché condividono ingredienti — generazione automatica degli asset, espansione dell'URL, ottimizzazione basata su AI. Ma la differenza di perimetro è sostanziale: con Performance Max allarghi la distribuzione a un perimetro cross-channel; con AI Max cambi il modo in cui lavora una campagna sulla rete di ricerca che resta tale. Se vuoi capire dove si colloca ciascuna, l'articolo sui tipi di campagne Google Ads resta il punto di partenza.
Google chiarisce anche cosa succede se una query può attivare sia una campagna AI Max sia una Performance Max nello stesso account: serve quella con l'Ad Rank più alto, esattamente come avviene tra broad match e Performance Max.
AI Max e DSA. I Dynamic Search Ads facevano una cosa specifica e la facevano bene: scansionavano il sito e generavano titolo e pagina di destinazione a partire dai contenuti, coprendo cataloghi enormi o inventari che cambiavano ogni giorno senza dover scrivere migliaia di keyword.
AI Max eredita quella logica e la estende. Google la definisce un'evoluzione dei DSA e dell'espansione dell'URL finale di Performance Max, con una comprensione più ampia degli URL del dominio e un insieme più esteso di tecnologie di generazione degli asset.
Oggi, settembre 2026, i DSA esistono ancora e funzionano. Si possono ancora creare. La transizione è annunciata, non conclusa.
Vantaggi potenziali
Formulati come vanno formulati: al condizionale, perché dipendono dal contesto.
- Copertura di query che le keyword non intercettano. Ricerche lunghe, formulate in modo conversazionale, o semplicemente diverse da come le avevi immaginate.
- Messaggio più aderente alla singola ricerca, grazie alla personalizzazione del testo.
- Pagina di destinazione più pertinente, se il sito ha davvero pagine diverse e ben fatte per intenti diversi.
- Meno lavoro manuale su generazione di varianti e copertura keyword.
- Più trasparenza rispetto al passato: il report dei termini di ricerca mostra tipo di corrispondenza, origine, titoli e URL; il report pagine di destinazione ha una colonna «Selezionata da».
- Controlli che prima non esistevano nella Search classica: aree geografiche di interesse a livello di gruppo di annunci, impostazioni brand su due livelli.
Sul rendimento, un dato ufficiale Google del 2026 va letto con precisione: le campagne con AI Max registrano in media il 7% di conversioni o valore di conversione in più a CPA/ROAS simile — ma il confronto è tra la suite completa (corrispondenza + personalizzazione del testo + espansione URL) e la sola corrispondenza dei termini di ricerca. Non è un confronto con una Search tradizionale, e non è un confronto con i DSA. È una differenza sostanziale, e viene citata male quasi ovunque.
Limiti e rischi reali
Nessun elenco di paure generiche: solo cose che succedono davvero.
Espansione verso query poco desiderabili. Più ampia è la rete, più aumenta la probabilità di intercettare ricerche informative, fuori target o vicine ma non pertinenti. È gestibile — negative, esclusioni, monitoraggio dei termini — ma va gestito, non ignorato.
La qualità del sito diventa un fattore di targeting. Con la corrispondenza basata sulla pagina di destinazione e con l'espansione URL, i contenuti del sito non servono più solo a convertire: orientano su cosa compaiono gli annunci. Un sito con pagine sottili, duplicate o obsolete manda segnali sbagliati. Se il tuo sito è già il collo di bottiglia, vale la pena partire da lì — ne abbiamo parlato in landing page per Google Ads.
Asset generati non sempre perfetti. Non puoi correggerli a mano: puoi rimuoverli e puoi vincolarli con le linee guida per il testo (in beta). Chi ha vincoli normativi o di brand deve valutare se è abbastanza.
Pin non garantiti. Con espansione URL o inclusioni di URL attive, gli asset RSA fissati non vengono rispettati. Se ti serve un controllo rigido sulla posizione di un titolo, disattivare quelle impostazioni resta l'unica strada. Se invece il problema è una dicitura obbligatoria, oggi la risposta corretta non è spegnere l'espansione: è usare un text disclaimer, compatibile con AI Max e con l'espansione dell'URL finale, tenendo conto dei suoi caveat.
Pagine di destinazione inattese. L'espansione manda su URL pertinenti, ma «pertinente per Google» e «pagina che voglio far vedere» non sempre coincidono. Le esclusioni di URL servono esattamente a questo.
Modelli di tracciamento fragili. Configurazioni non standard del tag {lpurl} possono generare 404 sulle pagine dinamiche. Da verificare prima.
Poco volume, poco budget. AI Max non è efficace se la campagna è limitata dal budget — lo dice Google — e con pochi dati di conversione l'automazione non ha materiale su cui imparare.
Tracciamento debole = amplificazione dell'errore. È il rischio più serio e il meno visibile. Se il sistema di misurazione è impreciso, AI Max non lo corregge: lo insegue con più efficienza. Molti dei problemi elencati in perché Google Ads non funziona non nascono dall'automazione, ma vengono resi più evidenti da essa.
Quando ha senso testare AI Max
Non «AI sì / AI no». La domanda giusta è: il mio account ha le condizioni perché funzioni?
Condizioni favorevoli
- Le campagne Search hanno già uno storico di conversioni significativo.
- Il tracciamento è affidabile e le conversioni primarie sono quelle giuste.
- La strategia di offerta è già basata su conversioni o valore.
- Il budget non è il fattore limitante.
- Il sito ha più pagine valide e ben differenziate per intenti diversi.
- C'è l'intenzione di trovare domanda incrementale, non solo di difendere quella nota.
- Qualcuno guarda l'account con regolarità.
Condizioni che consigliano prudenza
- Budget molto ridotto o campagne costantemente limitate dal budget.
- Tracciamento incompleto, conversioni rare o non affidabili.
- Sito debole, con poche pagine o contenuti sovrapposti.
- Offerta complessa, tecnica o regolamentata.
- Copy che deve rispettare vincoli rigidi di posizione (pin obbligatori). Per le sole diciture di legge esiste il text disclaimer, quindi da solo questo punto non è più un ostacolo.
- Una sola pagina di destinazione valida: l'espansione URL non ha nulla su cui lavorare.
- Modelli di tracciamento personalizzati non ancora verificati.
Nessuno di questi punti è una regola assoluta. Sono criteri di valutazione: più caselle spunti nella prima lista, più il test è sensato.
Come testarla senza perdere il controllo
Un approccio prudente, in ordine.
- Verifica il tracciamento. Conversioni corrette, primarie sensate, valore associato dove ha senso.
- Controlla i modelli di tracciamento. Assicurati che una pagina dinamica funzioni prima di attivare l'espansione URL.
- Rivedi keyword e negative. Restano tra gli input da cui il sistema impara: se sono confuse, l'espansione parte storta.
- Imposta i guardrail prima, non dopo. Esclusioni di brand, esclusioni di URL, aree geografiche di interesse, linee guida per il testo se disponibili.
- Decidi consapevolmente su personalizzazione del testo ed espansione URL. Si attivano da sole con AI Max: se hai pin obbligatori, spegni l'espansione.
- Usa un esperimento invece di attivare tutto. Google mette a disposizione gli esperimenti AI Max, che da agosto 2026 supportano anche i test con controlli di brand e località attivi.
- Lascia girare abbastanza a lungo perché i dati siano leggibili. Valutare dopo pochi giorni non dice nulla.
- Analizza tre report, non uno: termini di ricerca (con tipo di corrispondenza e origine), pagine di destinazione (colonna «Selezionata da»), asset.
- Estendi gradualmente se i numeri lo giustificano, campagna per campagna.
Una nota per chi non lavora solo dall'interfaccia: AI Max si gestisce anche da Google Ads Editor e dall'API, quindi anche gli account amministrati in bulk o con strumenti esterni possono attivarla, configurarla e disattivarla senza passare dal browser.
Cosa misurare
La tentazione, con l'espansione del targeting, è guardare per primi impression, clic e CTR. Sono i numeri meno utili qui, e non perché salgano di sicuro: le impression possono aumentare, i clic possono aumentare oppure no, il CTR può salire, scendere o restare uguale. Nessuna delle tre variazioni è garantita dall'attivazione di AI Max, e nessuna delle tre dice se l'operazione sta funzionando.
I numeri che dicono qualcosa sono altri, e cambiano a seconda dell'obiettivo:
- conversioni e costo per conversione;
- valore delle conversioni e ROAS, se vendi online;
- qualità reale dei contatti, se generi lead: un aumento di richieste non qualificate è un peggioramento travestito da miglioramento;
- marginalità o valore a valle, quando riesci a tracciarlo.
E soprattutto: confronta l'incrementale, non il totale. La domanda non è «AI Max ha portato conversioni», ma «ne ha portate in più rispetto a quello che stavo già ottenendo, allo stesso costo». È esattamente il tipo di lettura di cui parliamo in come leggere i dati di una campagna Google Ads.
In conclusione
AI Max non è né la scorciatoia né la minaccia che viene raccontata. È uno spostamento di responsabilità: dalla configurazione manuale — keyword, testi, pagine — verso la qualità dei segnali che dai al sistema, cioè conversioni tracciate bene, un sito con pagine reali e guardrail impostati con criterio.
Chi ha già queste tre cose in ordine ha buone probabilità di trovarci valore. Chi non le ha, con AI Max scoprirà i propri problemi più in fretta e in modo più costoso.
La direzione, comunque, è dichiarata: dal 1° settembre 2026 alcune campagne vengono aggiornate automaticamente, e da febbraio 2027 toccherà ai Dynamic Search Ads. La scelta che resta non è se incontrare AI Max, ma se arrivarci configurandola tu o subendo la configurazione predefinita.
Domande frequenti
AI Max sostituisce le campagne sulla rete di ricerca?
No. AI Max non è un tipo di campagna: è un livello di ottimizzazione che si attiva all'interno delle campagne Search esistenti. La struttura, i gruppi di annunci, le parole chiave e lo storico restano al loro posto.
Con AI Max le parole chiave non servono più?
Servono ancora, e il sistema continua a imparare da loro. Quello che cambia è che non sono più l'unico meccanismo attraverso cui una ricerca pertinente può attivare i tuoi annunci: la corrispondenza dei termini di ricerca usa anche la corrispondenza generica, la tecnologia keywordless, i creativi e i contenuti degli URL. Le parole chiave negative continuano a essere rispettate normalmente.
AI Max è la stessa cosa di Performance Max?
No. Performance Max è un tipo di campagna che pubblica su più canali Google. AI Max per campagne Search resta sulla rete di ricerca e mantiene la struttura tipica di quelle campagne. Se una query può attivare entrambe nello stesso account, viene pubblicata quella con l'Ad Rank più alto.
AI Max sostituisce i Dynamic Search Ads?
Nel tempo sì, ma non è ancora avvenuto. Google ha rinviato l'upgrade automatico dei DSA da settembre 2026 a febbraio 2027: la migrazione è prevista nella finestra 1–28 febbraio 2027, ed è in quella fase che viene rimossa anche la possibilità di creare nuove strutture DSA. Fino ad allora le campagne DSA continuano a funzionare normalmente.
AI Max può cambiare la pagina di destinazione dell'annuncio?
Sì, se è attiva l'espansione dell'URL finale: Google può inviare il traffico su un altro URL del tuo dominio quando lo ritiene più pertinente alla ricerca. Puoi limitarla con le esclusioni di URL o disattivarla del tutto.
Posso disattivare solo alcune funzioni di AI Max?
Sì. La corrispondenza dei termini di ricerca si gestisce a livello di gruppo di annunci; personalizzazione del testo ed espansione dell'URL finale si gestiscono a livello di campagna. Attenzione però: disattivando AI Max si disattivano anche i controlli contenuti al suo interno, come le esclusioni di brand.
AI Max funziona con il CPC manuale?
Solo parzialmente. Google specifica che con il CPC manuale la corrispondenza dei termini di ricerca non funziona, perché il sistema non riceve i segnali delle strategie automatiche. Per sfruttare AI Max serve una strategia basata su conversioni o valore delle conversioni.
Conviene attivare AI Max su tutte le campagne?
No, non come regola. Ha più senso dove il tracciamento è affidabile, ci sono già dati di conversione, il budget non è il fattore limitante e il sito ha più pagine valide. Su campagne piccole, con tracciamento incompleto o con vincoli rigidi sul copy, conviene prima sistemare le fondamenta.