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Demand Gen Google Ads: cos'è, come funziona e quando conviene usarla

YouTube, Shorts, Discover, Gmail, Maps e ora anche la Rete Display: nel 2026 Demand Gen è il posto dove Google ha riunito quasi tutta la pubblicità visiva. Cosa fa davvero, quali controlli lascia e quando ha senso.

12 min di lettura
Una campagna Demand Gen che distribuisce lo stesso annuncio su YouTube, Discover, Gmail e Rete Display, con i canali attivabili singolarmente

Per anni su Google Ads il tipo di campagna si sceglieva in base al posto in cui si voleva comparire: Search per la pagina dei risultati, Display per i siti della rete, Video per YouTube, Discovery per i feed. Dal 2023 Google ha iniziato a riunire tutto ciò che non è ricerca dentro un unico contenitore, Demand Gen, e nel 2026 quel processo è quasi completo: le campagne Video Action sono state assorbite entro aprile, le campagne Display standard hanno iniziato a migrare a giugno.

Il risultato è un tipo di campagna che molti conoscono per sentito dire, spesso con descrizioni ferme al 2024. Questo articolo spiega cos'è Demand Gen oggi, dove mostra gli annunci, quali controlli lascia all'inserzionista e, soprattutto, in quali situazioni ha senso usarla e in quali no. Le informazioni sono verificate sulla documentazione Google al 22 settembre 2026.

Cosa sono le campagne Demand Gen

Demand Gen è il tipo di campagna Google Ads pensato per gli annunci visivi, immagini e video, mostrati nelle superfici di Google dove le persone guardano e scorrono contenuti invece di cercare: YouTube, compresi gli Shorts, il feed Discover, Gmail, Google Maps (in beta) e la Rete Display di Google. Non compare nei risultati di ricerca: la pagina dei risultati resta territorio delle campagne Search e Shopping.

La logica è diversa da quella della ricerca. Nella Search l'annuncio risponde a una domanda che la persona ha appena digitato. In Demand Gen l'annuncio intercetta qualcuno che sta facendo altro, guardando un video o leggendo le notizie, e deve guadagnarsi l'attenzione con la creatività e con la scelta del pubblico. Per questo Google la descrive come una campagna che crea domanda, oltre a raccoglierla.

Un po' di storia serve solo per non confondersi con gli articoli vecchi. Demand Gen ha sostituito le campagne Discovery tra il 2023 e l'inizio del 2024. Poi ha assorbito le Video Action Campaigns, cioè le campagne video orientate alle conversioni: Google ha avviato l'aggiornamento automatico a luglio 2025 e ha completato gli ultimi passaggi entro aprile 2026. Da giugno 2026 è iniziata la migrazione delle campagne Display standard. Tre prodotti diversi, un solo tipo di campagna.

Dove vengono mostrati gli annunci Demand Gen nel 2026

Secondo la documentazione Google aggiornata a giugno 2026, l'inventario di Demand Gen comprende queste superfici.

SuperficieCosa vede la personaNote
YouTube in-streamUn annuncio video prima o durante un videoFormato video, ignorabile
YouTube in-feedUn annuncio tra i video suggeriti e nella home di YouTubeImmagini e video
YouTube ShortsUn annuncio verticale tra un video breve e l'altroServono creatività verticali
DiscoverUna scheda nel feed personalizzato dell'app GoogleImmagini singole e carousel
GmailUn annuncio in cima alle schede Promozioni e SocialImmagini
Google MapsUn annuncio dentro l'app MapsIn beta, disponibilità variabile per account
Rete Display di GoogleBanner e video su oltre 2 milioni di siti e app partnerAttivabile per gruppo di annunci

Il punto che cambia rispetto alle descrizioni del 2023-2024 è la Rete Display. Per due anni Demand Gen è stata raccontata come «YouTube, Discover e Gmail». Da marzo 2025 Google ha rinominato l'opzione Google Video Partners in Rete Display di Google e ha spostato l'attivazione dal livello campagna al livello gruppo di annunci; da aprile 2025 anche gli annunci con sole immagini vengono mostrati sulla rete, se il gruppo di annunci è attivato. Oggi quindi Demand Gen copre sia le superfici di proprietà di Google sia la rete di siti terzi, e sta all'inserzionista decidere quali usare.

Come funzionano

Una campagna Demand Gen si costruisce con quattro decisioni: obiettivo, pubblico, creatività, canali. Il resto lo fa il sistema.

L'obiettivo dice a Google cosa ottimizzare: clic verso il sito, conversioni, valore delle conversioni. Da qui dipendono le strategie di offerta disponibili.

Il pubblico è il segnale principale, perché non ci sono parole chiave. Si possono usare i propri dati (liste clienti, visitatori del sito, utenti dell'app, iscritti al canale YouTube), segmenti personalizzati costruiti su interessi e ricerche, segmenti demografici e di interesse di Google, e i segmenti lookalike, cioè persone simili a una lista di partenza.

La creatività è un insieme di asset, non un singolo annuncio: più immagini in vari formati, più video, titoli, descrizioni, logo, call to action. Il sistema li combina in base alla superficie in cui l'annuncio verrà mostrato e misura la Forza dell'annuncio, l'indicatore che segnala quanto è completo il set.

I canali si scelgono con i controlli dei canali, di cui parliamo più avanti.

Poi c'è l'automazione. Con il targeting ottimizzato attivo, Google può mostrare gli annunci anche a persone fuori dai segmenti indicati, se prevede che convertano; la documentazione specifica che in quel caso l'espansione va anche oltre i dati demografici impostati, come età e sesso, salvo le restrizioni obbligatorie per i contenuti sensibili. È una scelta da fare consapevolmente: allarga la portata, ma riduce il controllo su chi vede l'annuncio.

Formati e creatività disponibili

Demand Gen accetta più formati di qualunque altra campagna Google Ads fuori dalla ricerca:

Gli annunci HTML5 caricati e gli annunci di terze parti, che esistevano nelle campagne Display, non sono ancora supportati: Google li indica in arrivo per la fine del 2026.

Il logo aziendale è obbligatorio, e se ne possono caricare fino a cinque. Sul fronte degli strumenti, l'account include un generatore di immagini con AI, il miglioramento automatico delle immagini e la creazione di brevi video a partire da un'immagine: sono funzioni utili per riempire i formati mancanti, meno per sostituire una creatività pensata.

Una regola pratica. Le superfici sono diverse e le creatività devono esserlo. Un video pensato per lo schermo del televisore non funziona negli Shorts, e un banner da Display ha bisogno di qualcosa in più per reggere dentro Discover. Se hai un solo formato, il sistema lo adatterà, ma l'annuncio comparirà in meno posti e con meno efficacia.

Pubblico e targeting

Il pubblico in Demand Gen ha tre livelli.

Il primo sono i dati proprietari: liste Customer Match (email e telefoni dei clienti, caricati nel rispetto della privacy), visitatori del sito, utenti dell'app, iscritti e spettatori del canale YouTube. Sono il segnale più preciso e servono sia per il remarketing sia come base per i lookalike.

Il secondo sono i segmenti costruiti su Google: interessi, intenzioni di acquisto, dati demografici, e i segmenti personalizzati, definiti indicando parole cercate, siti visitati o app usate da chi vuoi raggiungere.

Il terzo sono i segmenti lookalike, disponibili solo in Demand Gen. Si parte da una o più liste (fino a dieci) e Google trova persone con caratteristiche simili. Qui c'è una novità del 2026 che vale la pena conoscere. Da marzo Google ha iniziato a distribuire un cambiamento per cui i lookalike lavorano come suggerimento, non come confine: la lista di partenza diventa un segnale per il sistema, che può raggiungere anche persone fuori dalle soglie di somiglianza se lo ritiene utile per l'obiettivo, e il selettore di portata (ristretta, bilanciata, ampia) smette di limitare chi vede l'annuncio. Il rilascio è progressivo, quindi il comportamento effettivo dipende dallo stato dell'account. Chi preferisce il lookalike come vincolo di targeting può chiederlo tramite un modulo, e i controlli nell'interfaccia sono annunciati per la fine dell'anno, anch'essi con disponibilità graduale. Anche il requisito minimo di 100 utenti nella lista di partenza, indicato dalla documentazione fino all'inizio del 2026, non è più in vigore.

Tradotto: nel 2026 il pubblico in Demand Gen è più un indirizzo che una recinzione. Funziona bene se il segnale è di qualità (clienti veri, non visitatori casuali) e se si accetta che il sistema esplori.

Controllo dei canali

È la funzione che distingue Demand Gen da Performance Max, e conviene capirla bene.

I controlli dei canali si impostano a livello di gruppo di annunci e hanno tre configurazioni:

Una campagna, più canali, tre modi di controllarli

Il controllo è per gruppo di annunci: la stessa campagna può avere gruppi con configurazioni diverse.

Tutti i canali
YouTubeDiscoverGmailMapsRete Display

Predefinito. Google sposta il budget dove rende di più. Massima portata, massimo apprendimento.

Solo canali Google
YouTubeDiscoverGmailMapsRete Display

Superfici di proprietà di Google, Maps compresa. Fuori i siti e le app di terzi.

Scelta manuale
YouTube in-streamYouTube in-feedYouTube ShortsDiscoverGmailMapsRete Display

Posizionamento per posizionamento, anche dentro YouTube: qui solo Shorts, per video verticali. Con la sola Rete Display attiva si continua a fare campagne Display dentro Demand Gen.

Ogni canale spento è portata in meno e meno dati per imparare. Si decide con il report per canale, non dopo due giorni.
Schema illustrativo: Maps è in beta e serve solo se nell'account è attivo un asset di località; la disponibilità dei singoli canali può variare in base al tipo di annuncio e al pubblico.

Poiché il controllo è per gruppo di annunci, una stessa campagna può avere un gruppo che pubblica solo su YouTube Shorts con video verticali e un altro dedicato alla Rete Display con banner, ognuno con il proprio pubblico. È anche il modo con cui si continua a fare campagne solo Display dentro Demand Gen: basta lasciare attiva la sola Rete Display.

Il rovescio della medaglia è che ogni canale disattivato è portata in meno e meno dati per l'apprendimento. Disattivare un canale dopo due giorni perché il costo per conversione sembra alto è l'errore più comune: la scelta va fatta con dati sufficienti, canale per canale, leggendo il report per canale di cui parliamo più avanti.

Strategie di offerta e ottimizzazione

Le strategie disponibili nel 2026 sono queste.

StrategiaCosa faQuando ha senso
Massimizza i clicIl maggior numero di visite nel budgetTraffico, primi test, tracciamento delle conversioni ancora da completare
CPC targetClic al costo medio per clic indicatoTraffico con un tetto di costo; disponibile solo con obiettivo clic
Massimizza le conversioniIl maggior numero di conversioni nel budgetLead e vendite, quando il volume conta più del costo unitario
CPA targetConversioni al costo per acquisizione indicatoLead e vendite con un costo obiettivo chiaro
Massimizza il valore di conversioneIl maggior valore totale nel budgetE-commerce con valori diversi per ordine
ROAS targetValore al ritorno sulla spesa indicatoE-commerce con uno storico sufficiente di conversioni con valore

Il CPC target è arrivato nel 2025 e si può scegliere solo quando l'obiettivo è il clic. Le strategie basate sul valore richiedono uno storico minimo di conversioni con valore, indicato da Google nella documentazione dedicata: se il tuo account non lo ha, è meglio partire da CPA target e passare al valore più avanti.

Rispetto alle vecchie campagne Display mancano alcune cose: CPC manuale, offerta per impressioni visibili, pagamento per conversioni, aggiustamenti delle offerte, strategie di portafoglio e budget condivisi non esistono in Demand Gen. In cambio ci sono i budget totali per campagne con data di fine, utili per promozioni e lanci.

Due note operative del 2026. Dal 17 agosto Google ha cambiato il comportamento delle strategie con target (CPA, ROAS, CPC) nelle campagne limitate dal budget: prima tendevano a superare il target quando il budget era il collo di bottiglia, ora rispettano più fedelmente il valore impostato, e dal 6 luglio è disponibile uno strumento per rivedere i target. E, come per ogni strategia automatica, il consiglio di Google è modificare i target di poco alla volta, entro il 15 per cento, aspettando una settimana tra una modifica e l'altra.

Tutto questo funziona solo se il tracciamento delle conversioni è a posto. Senza dati affidabili sulle conversioni, Demand Gen ottimizza sul rumore.

Demand Gen e Rete Display: cosa è cambiato

Il 26 maggio 2026 Google ha annunciato che le campagne Display standard stanno passando dentro Demand Gen. Le tappe ufficiali sono tre.

Da giugno 2026 è in distribuzione graduale uno strumento di migrazione nell'account: gli inserzionisti idonei possono spostare le campagne Display esistenti, che diventano campagne Demand Gen con la sola Rete Display attiva. Lo strumento trasferisce impostazioni e fino a 42 giorni di storico di rendimento, così la fase di apprendimento dura circa uno o due giorni invece di ripartire da zero. La campagna migrata prende il nome «[nome originale] #2», l'originale resta in stato Rimossa per la reportistica.

In una fase successiva, senza una data pubblica al momento in cui scriviamo, le nuove campagne Display si potranno creare solo dentro Demand Gen; quelle esistenti restano modificabili fino alla migrazione.

Ancora dopo, le campagne Display idonee rimaste verranno migrate automaticamente. Secondo la tempistica riportata al momento dell'annuncio il processo proseguirà nel 2027, e Google invita a seguire le notifiche nell'account piuttosto che scadenze non ufficiali.

Cosa significa in pratica. La Rete Display non sparisce: sono gli stessi oltre 2 milioni di siti e app di sempre, comprati da un'interfaccia diversa. Si può continuare a fare Display e basta, e Google stesso consiglia di mantenere la configurazione «solo Rete Display» durante la migrazione. Quello che cambia è il set di funzioni: si guadagnano lookalike, carousel, più formati video e il report per canale; si perdono CPC manuale e offerta per impressioni visibili, e non si scelgono più a mano i singoli siti come posizionamenti gestiti, mentre restano le esclusioni di posizionamento, di argomento e di idoneità dei contenuti.

Una precisazione utile per chi legge i report: Brand Lift e Search Lift, le misurazioni dell'impatto su notorietà e ricerche, non sono disponibili per la parte Rete Display di Demand Gen. Conversion Lift sì.

Se gestisci campagne Display

Non aspettare la migrazione automatica. Correggere prima gli elementi non supportati (moduli per i lead, budget condivisi, aggiustamenti di offerta, feed di dati aziendali) e usare lo strumento con calma è meglio che scoprire i cambiamenti a campagna in corso. Gli annunci migrati tornano in revisione come nuovi: un motivo in più per non farlo sotto scadenza.

Demand Gen vs Performance Max

Sono le due campagne automatizzate di Google Ads e condividono una parte dell'inventario, quindi la confusione è comprensibile. Le differenze concrete sono queste.

Demand GenPerformance Max
Dove compareYouTube, Discover, Gmail, Maps, Rete DisplayTutti i canali Google, Search e Shopping compresi
Controllo dei canaliSì, per gruppo di annunciNo
Ruolo del pubblicoCentrale e più controllabile, con espansione automatica quando il targeting ottimizzato è attivoSoprattutto un segnale per l'automazione
Segmenti lookalikeSìNo
CreativitàAnnunci visivi con test A/B dedicatiGruppi di asset combinati automaticamente
Obiettivi di offertaClic, conversioni, valoreConversioni, valore
TrasparenzaReport per canale e, su YouTube, per formatoReport per canale, senza controllo dei canali

La formula «Demand Gen per la notorietà, Performance Max per le conversioni» è troppo semplice: Demand Gen ottimizza per conversioni e valore, e viene usata così da moltissimi inserzionisti. La distinzione più utile è un'altra. Performance Max è una campagna a cui dai un obiettivo e degli asset e che decide tutto il resto, Search compresa. Demand Gen è una campagna in cui indichi tu chi raggiungere, dove e con quale creatività, e il sistema ottimizza a partire da quelle indicazioni, allargandole se glielo permetti.

Nella pratica spesso convivono. Il rischio è la sovrapposizione: le due campagne possono competere sulle stesse persone in YouTube, Discover e Gmail, e Performance Max può attribuirsi la conversione finale anche quando è stata Demand Gen a far scoprire il brand. Per questo il rendimento di Demand Gen va letto anche con le conversioni assistite e con i test di incrementalità, non solo con l'ultimo clic.

Demand Gen vs Meta Ads

Il paragone viene naturale perché entrambe mostrano annunci visivi a persone che non stanno cercando nulla, dentro feed che scorrono. Google stessa presenta Demand Gen come la campagna adatta a chi già fa pubblicità sui social. Ma «il Meta Ads di Google» è una scorciatoia, non una definizione.

Le differenze che contano per decidere sono quattro.

Nessuna delle due è migliore in assoluto. Per molte aziende la domanda giusta non è «quale delle due», di cui parliamo in Google Ads o Meta Ads, ma «cosa succede se affianco Demand Gen a una Meta Ads che già funziona». La risposta la danno i test, non le opinioni.

Quando conviene usare Demand Gen

Gli scenari in cui ha più senso, con il motivo.

E-commerce con catalogo e buone immagini. Il feed di prodotto da Merchant Center, il carousel e le strategie basate sul valore permettono di mostrare prodotti reali a pubblici costruiti sui clienti esistenti, e di ottimizzare sul valore dell'ordine. È il caso d'uso in cui Demand Gen esprime di più.

Lead generation con un ciclo di decisione lungo. Consulenze, servizi professionali, prodotti costosi: la persona non cerca il giorno in cui decide, si informa per settimane. Un annuncio video su YouTube o una scheda in Discover, mostrati a un pubblico simile ai clienti acquisiti, lavorano in quel periodo.

Brand con video già pronti. Se produci contenuti video per i social, Demand Gen è il modo più diretto per portarli su YouTube e Shorts con un obiettivo di conversione e un pubblico definito.

Search satura. Quando le campagne Search prendono già tutta la domanda esistente e aumentare il budget non porta più conversioni, Demand Gen è la strada per generare domanda nuova, misurabile poi anche dall'aumento delle ricerche di marca.

Diversificare oltre Meta. Chi dipende da Facebook e Instagram per l'acquisizione ha un rischio di concentrazione. Demand Gen raggiunge persone in ambienti diversi con una logica simile, e riusa buona parte delle creatività.

Remarketing e clienti esistenti. Le liste proprietarie funzionano in Demand Gen come pubblico diretto, con formati più ricchi di quelli del Display classico. E i lookalike costruiti sulle stesse liste sono lo strumento più concreto per trovare nuovi clienti simili ai migliori.

Quando potrebbe non essere la priorità

Ci sono situazioni in cui conviene mettere prima altre cose.

Budget molto ridotto. Demand Gen ha bisogno di dati per imparare, e i dati costano. Con un budget che copre a fatica la Search, aggiungere una seconda campagna automatizzata frammenta tutto. Google mostra nell'interfaccia un pannello con tre livelli di budget consigliati in base alle impostazioni della campagna, ma non pubblica una soglia minima valida per tutti, e non ne inventiamo una qui: il criterio è se il budget permette a ogni campagna di generare abbastanza conversioni per ottimizzare.

Domanda già espressa e non ancora coperta. Se esistono ricerche pertinenti che non stai ancora intercettando, spesso conviene coprirle prima: la Search raggiunge persone con un'intenzione già esplicita e più vicine all'azione.

Creatività assenti o deboli. Demand Gen è una campagna che vive di immagini e video. Con un solo banner istituzionale e nessun video, il sistema ha poco da combinare e il risultato sarà un annuncio mediocre mostrato in molti posti.

Tracciamento inaffidabile. Se le conversioni non vengono registrate correttamente, le strategie automatiche ottimizzano verso l'obiettivo sbagliato. Prima si sistema il tracciamento, poi si lancia.

Poche conversioni. Le strategie basate sul valore e, in misura minore, quelle per conversione hanno bisogno di volume. Un'attività che genera pochi lead al mese può iniziare con Massimizza i clic o CPC target verso una pagina ben fatta, ma deve sapere che sta comprando visite, non risultati.

Ricerca locale immediata. Chi cerca un idraulico ora o un ristorante stasera è servito meglio dalla Search e dagli annunci locali, come spieghiamo in Google Ads per attività locali. Demand Gen può sostenere la notorietà di un'attività locale, ma non intercetta l'urgenza.

Come valutare i risultati

Demand Gen si legge male con le sole metriche dell'ultimo clic, perché una parte del suo effetto arriva prima e altrove. Alcune indicazioni pratiche.

Cosa guardare
  • Report per canale. Rendimento separato per YouTube, Discover, Gmail e Rete Display e, per YouTube, per formato: in-feed, in-stream ignorabile, Shorts. È il primo posto dove guardare prima di toccare i controlli dei canali.
  • Report degli asset. Mostra quali immagini, video e testi rendono di più: serve per sostituire gli asset deboli, non per spegnere quelli che il sistema usa poco.
  • Test A/B. Demand Gen ha esperimenti dedicati per confrontare creatività o pubblici in condizioni pulite, con divisione del traffico. Sono più affidabili del confronto tra due campagne parallele.
  • Conversioni assistite e ricerche di marca. Se dopo il lancio le conversioni dalla Search di marca aumentano, Demand Gen sta facendo il suo lavoro anche quando il report della campagna sembra debole.
  • Conversion Lift. Dove disponibile, misura l'incremento reale di conversioni confrontando chi ha visto gli annunci con un gruppo di controllo. È la risposta più solida alla domanda «avrei venduto comunque?».
  • Tempo. La fase di apprendimento e le oscillazioni dopo ogni modifica sono normali: giudicare dopo tre giorni porta quasi sempre a decisioni sbagliate.

Errori comuni

Conclusione

Nel 2026 Demand Gen è il posto dove Google ha riunito quasi tutta la pubblicità visiva fuori dalla ricerca: YouTube, Shorts, Discover, Gmail, Maps in beta e la Rete Display, con la possibilità di scegliere i canali gruppo per gruppo. Non è una campagna per tutti e non sostituisce la Search, ma per chi ha creatività, dati sui propri clienti e una domanda da creare oltre quella già espressa, è lo strumento più completo che Google Ads offre oggi. Per il quadro generale dei tipi di campagne Google Ads e delle strategie di offerta rimandiamo agli articoli dedicati.

La domanda da farsi non è se sia «meglio» di Performance Max o di Meta Ads. È se la tua attività ha le tre cose che la fanno funzionare: immagini e video degni di essere guardati, un pubblico di partenza di qualità e un tracciamento su cui il sistema possa imparare. Se le hai, vale un test serio, con il tempo e il budget per leggerlo. Se non le hai, sistemarle rende più forte anche tutto il resto.

Domande frequenti

Cosa sono le campagne Demand Gen di Google Ads?

Sono il tipo di campagna Google Ads per annunci con immagini e video mostrati dove le persone guardano e scorrono contenuti invece di cercare: YouTube e Shorts, il feed Discover, Gmail, Google Maps in beta e la Rete Display di Google. Non compaiono nei risultati di ricerca. Il pubblico, non le parole chiave, decide a chi mostrare l'annuncio, e il sistema ottimizza per clic, conversioni o valore delle conversioni.

Dove vengono mostrati gli annunci Demand Gen?

Nel 2026 su YouTube (in-stream, in-feed e Shorts), nel feed Discover dell'app Google, nelle schede Promozioni e Social di Gmail, su Google Maps in versione beta e sulla Rete Display di Google, cioè oltre 2 milioni di siti e app partner. La Rete Display è attivabile o disattivabile per ogni gruppo di annunci, quindi la stessa campagna può coprire tutte le superfici o solo alcune.

Che differenza c'è tra Demand Gen e Performance Max?

Performance Max copre tutti i canali di Google, compresi Search e Shopping, e decide da sola dove e a chi mostrare gli annunci: non permette di scegliere i canali né di usare segmenti lookalike. Demand Gen lavora solo sulle superfici visive, lascia scegliere i canali gruppo per gruppo, mette il pubblico al centro e offre report per canale e per formato. Entrambe ottimizzano per conversioni e valore; Demand Gen anche per clic.

Demand Gen ha sostituito le campagne Display?

Sta succedendo, in modo graduale. Da giugno 2026 Google distribuisce uno strumento per migrare le campagne Display esistenti in Demand Gen, dove la Rete Display diventa un canale attivabile. In una fase successiva le nuove campagne Display si potranno creare solo dentro Demand Gen e quelle rimaste verranno migrate automaticamente, con un processo che secondo la tempistica annunciata proseguirà nel 2027. La Rete Display in sé non sparisce: cambia il tipo di campagna con cui la si compra.

Posso scegliere i canali in cui compaiono gli annunci?

Sì, con i controlli dei canali, impostati a livello di gruppo di annunci. Le opzioni sono tre: tutti i canali, con distribuzione automatica del budget (impostazione predefinita e consigliata da Google); solo i canali di proprietà di Google, cioè YouTube, Discover, Gmail e Maps; oppure la scelta manuale, canale per canale: YouTube in-stream, in-feed e Shorts presi separatamente, Discover, Gmail, Maps e Rete Display. Con la sola Rete Display attiva si continuano a fare campagne esclusivamente Display. La disponibilità di alcuni canali può dipendere dal tipo di annuncio e dal pubblico.

Demand Gen è adatta a e-commerce o lead generation?

A entrambi, con presupposti diversi. Per l'e-commerce il feed di prodotto da Merchant Center, il carousel e le strategie basate sul valore permettono di mostrare prodotti reali e ottimizzare sul valore degli ordini. Per la lead generation funziona meglio quando la decisione richiede tempo e il pubblico è costruito su clienti reali o su segmenti lookalike. In entrambi i casi servono creatività adeguate e un tracciamento delle conversioni affidabile.

Quanto budget serve per una campagna Demand Gen?

Google non pubblica una soglia minima valida per tutti; nell'interfaccia propone un pannello con tre livelli di budget consigliati, calcolati sulle impostazioni della campagna e sullo storico dell'account. Il criterio pratico è se il budget permette alla campagna di generare abbastanza conversioni da far funzionare la strategia di offerta scelta. Se copre a fatica la Search, conviene rafforzare quella prima di aggiungere Demand Gen.

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