Google Ads per avvocati
Molte ricerche di un avvocato su Google nascono da un fatto concreto: una lettera, una notifica, una separazione che precipita. Spesso la ricerca porta già con sé una materia, una zona e, in alcuni casi, una scadenza. Il nostro lavoro è far trovare il tuo studio in quel momento, a chi cerca la materia di cui ti occupi davvero.
Costruiamo le campagne intorno alle materie che segui, escludiamo le ricerche che non ti interessano e decidiamo insieme quali risultati vale la pena misurare. Nessun risultato garantito: prima verifichiamo se, nella tua zona e sulla tua materia, ha senso.
Il bisogno legale nasce da un fatto
Molte ricerche orientate al contatto nascono da un fatto concreto: una lettera, una notifica, una separazione, una scadenza. E spesso portano già con sé informazioni utili come materia, luogo e urgenza.
«Avvocato licenziamento» può indicare una ricerca già vicina al contatto; «licenziamento cosa fare» è più informativa. Le parole cercate aiutano a distinguere livelli di intenzione diversi.
È qui che sta il vantaggio della rete di ricerca: permette di leggere l'intento direttamente nelle parole cercate e di costruire campagne diverse per bisogni diversi. La prima selezione la facciamo scegliendo le parole giuste. Poi guardiamo cosa hanno cercato davvero le persone che hanno cliccato e la rendiamo più precisa.
Da qui discendono tre cose che una campagna per uno studio legale può fare bene:
Separare le materie
Parole, annunci e pagine distinti per lavoro, famiglia, successioni.
Escludere le ricerche che non vuoi
«Avvocato gratis», «consulenza gratuita», i nomi di altri studi.
Delimitare l'area
Quella che ti interessa davvero, che non è per forza la tua città.
Quali materie si prestano
Non tutte le materie funzionano allo stesso modo su Google, e nessuna funziona «in generale». Cambia il modo in cui le persone cercano, cambia l'urgenza e cambia anche quanto conta la zona. E, soprattutto, cambia il tipo di richieste che possono arrivare.
| Materia | Come si comporta |
|---|---|
| Diritto del lavoro | Nei licenziamenti ci sono termini di impugnazione, quindi alcune ricerche hanno un'urgenza concreta. Si presta quando lo studio ha scelto da che parte stare — lavoratori e aziende cercano parole quasi identiche. |
| Separazioni e divorzi | Quando la ricerca nomina direttamente il servizio, l'intenzione può essere forte; la componente emotiva è alta e la prima telefonata richiede tempo. I servizi legati al divorzio rientrano fra i contenuti che Google tratta come sensibili, e questo cambia gli strumenti disponibili. |
| Penale | In alcune ricerche l'urgenza può essere elevata e il telefono può avere un peso importante. Per i servizi di difesa penale Google applica restrizioni specifiche sugli strumenti di personalizzazione. Attenzione alle richieste di gratuito patrocinio, che vanno filtrate presto. |
| Successioni | Molte ricerche possono essere informative — «quota legittima», «rinuncia eredità» — e va distinta la parte informativa da quella orientata al contatto. |
| Recupero crediti | Il cliente può essere un privato o un'impresa, e la pagina deve parlare a chi lo studio assiste davvero. Va chiarito se si lavora per il creditore o per il debitore. |
| Incidenti e risarcimenti | Va valutata caso per caso: la qualità delle richieste va verificata sui contatti reali, non dedotta dalle sole parole cercate. |
| Immobiliare e condominio | Le ricerche generiche possono essere informative; esigenze più precise rendono l'intento più leggibile. |
| Societario e impresa | Le ricerche generiche possono essere poco selettive; esigenze specifiche come crisi, contratti o recesso di un socio rendono più chiaro cosa sta cercando l'impresa. |
Termini molto ampi come «avvocato civilista» o «studio legale» rischiano di disperdere il budget. Per questo partiamo normalmente da materie e bisogni più specifici.
Da che parte stai
Negli studi legali c'è un problema che in altri settori si incontra molto meno: la stessa ricerca può arrivare da due parti opposte.
Nella stessa materia, ricerche molto simili arrivano da persone con posizioni opposte. Chi scrive «avvocato licenziamento» può essere il lavoratore o l'azienda. «Avvocato recupero crediti» il creditore o chi deve pagare. «Avvocato sfratto» il proprietario o l'inquilino.
Se l'annuncio e la pagina non dicono da che parte sta lo studio, arrivano richieste che non puoi seguire. E in alcuni casi che non puoi accettare, perché in conflitto con chi già assisti.
il lavoratore oppure l'azienda
il creditore oppure chi deve pagare
il proprietario oppure l'inquilino
Per questo, prima di scegliere le parole, scegliamo la parte. È una riga nell'annuncio e un paragrafo nella pagina — e fa la differenza fra una telefonata utile e una da chiudere in trenta secondi.
Dalla ricerca al primo colloquio
Dalla ricerca su Google al primo colloquio ci sono diversi passaggi. Uno, in particolare, dipende interamente dallo studio: capire se quella richiesta può davvero essere seguita.
Cerca
Ha un problema concreto e lo scrive: materia e spesso città.
Vede l'annuncio
Se corrisponde a quello che ha cercato, clicca.
Arriva sulla pagina
Una pagina dedicata a quella materia, non la home dello studio.
Chiama o scrive
La persona deve spesso raccontare il caso, quindi la telefonata può richiedere tempo.
Viene filtrato
Materia giusta? Zona giusta? Parte giusta? Nessun conflitto?
Primo colloquio
Se il filtro passa, può essere fissato un primo colloquio.
Il quinto passaggio non lo fa la campagna: lo fa lo studio. Ed è dove si decide se una richiesta vale qualcosa.
Una richiesta non è un incarico
Prima di investire va chiarita una cosa: non tutte le richieste che arrivano da Google sono utili allo studio.
Chi cerca informazioni
Vuole capire se ha un caso, non ancora un avvocato. Una parte può trasformarsi in un contatto più avanti. Una buona selezione delle ricerche riduce quelle puramente informative, ma non le elimina del tutto.
Chi cerca il gratis
«Consulenza gratuita», «avvocato gratis», «gratuito patrocinio». Si escludono dalle parole, e si dice chiaro nella pagina come funziona il primo colloquio.
Chi è fuori materia
Ha un problema di famiglia e chiama lo studio di lavoro perché è il primo che ha trovato. Succede meno se annuncio e pagina sono specifici.
Chi è fuori zona
Una richiesta da 300 chilometri può valere o no: dipende dalla materia e da cosa vuoi fare.
Chi è dall'altra parte
Ne abbiamo parlato sopra. È l'unico caso in cui la richiesta può essere buona e comunque non accettabile.
E poi c'è lo studio
Chi risponde al telefono, quanto tempo può dedicare alla prima chiamata, se richiama chi non ha risposto. Una gestione lenta o poco chiara può far perdere richieste che la campagna aveva portato correttamente.
Se una di queste cose non è a posto, lo diciamo prima di partire.
Le decisioni che prendiamo insieme
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01
Quale materia, e da che parte
Una alla volta. Partiamo dalla materia che ha domanda nella tua zona e che lo studio segue davvero, e chiariamo per chi lavora: lavoratori o aziende, creditori o debitori.
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02
Quali ricerche pagare, e quali escludere
Le parole che indicano un bisogno concreto sì. Quelle informative, quelle col «gratis» e i nomi di altri studi no. L'elenco delle esclusioni cresce ogni mese leggendo cosa ha cercato chi ha cliccato.
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03
Quale area coprire
Non è detto che sia la tua città, e non è detto che sia il tuo foro. Dipende dalla materia, da dove sono i casi tipici e da quanto sei disposto a seguire clienti fuori sede.
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04
Dove far arrivare chi clicca
Una pagina per materia, con un invito chiaro a chiamare o scrivere. E con quello che il codice forense richiede: titolo professionale, nome dello studio, Ordine di appartenenza. Non la home.
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05
Cosa chiedere prima del colloquio
Poche domande che filtrano materia e parte. Servono soprattutto allo studio, per capire rapidamente chi sta chiamando e per quale motivo.
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06
Cosa contare
Non i clic. Cosa sia un risultato lo decidiamo con te: una richiesta pertinente, una telefonata qualificata, un primo colloquio fissato. Dipende da come lavora lo studio, e va deciso prima di partire.
Cosa si può dire, e cosa no
Un avvocato può fare pubblicità su Google. Il codice deontologico lo consente da anni, con qualunque mezzo: informare sulla propria attività, sull'organizzazione dello studio, sulle specializzazioni e i titoli che si hanno.
Il codice deontologico
Il limite è nel modo. L'informazione deve essere vera, corretta, trasparente — e non deve essere comparativa, suggestiva o ingannevole.
- niente «il migliore», niente confronti con altri studi;
- niente promesse di risultato, niente percentuali di cause vinte;
- niente nomi di clienti, anche se acconsentono;
- «specialista» solo se il titolo è riconosciuto; altrimenti «ci occupiamo prevalentemente di».
E c'è un obbligo positivo che spesso si dimentica: la pagina su cui arrivano i tuoi annunci deve riportare titolo professionale, denominazione dello studio e Ordine di appartenenza. È una riga, e la mettiamo sempre.
Le regole di Google
Google ha regole proprie, e riguardano la materia — non il fatto di essere uno studio legale.
Alcuni contenuti, come i servizi legati al divorzio o alla difesa penale, sono trattati come sensibili: su quelle campagne non si può riproporre l'annuncio a chi ha già visitato il sito, né usare elenchi di contatti propri. Si lavora sulle ricerche, che per queste materie è comunque la parte che conta.
Due controlli distinti
Sono due controlli distinti — il codice e la piattaforma — e un annuncio deve passarli entrambi. Nei casi in cui l'interpretazione non è ovvia, il riferimento è il tuo Ordine: noi non diamo pareri deontologici.
Perché noi
Una strategia per materia, non per studio
Non promuoviamo «lo studio legale». Scegliamo su cosa investire e cosa lasciare fuori.
Da che parte stai lo chiediamo subito
Chiederlo subito aiuta a ridurre le richieste dalla parte sbagliata o che lo studio non potrebbe seguire.
Il compenso non dipende dagli incarichi
Ci paghi per la gestione delle campagne, non in base al numero di clienti o incarichi ottenuti.
Budget pubblicitario separato
Sai sempre quanto va a Google e quanto a noi.
Nessun impegno a lungo termine
Si continua se ha senso continuare.
Domande frequenti
Un avvocato può fare pubblicità su Google?
Sì. Il codice deontologico consente di informare sulla propria attività con qualunque mezzo, purché in modo vero, corretto e non comparativo. Google Ads rientra. Quello che cambia è il modo in cui si scrive l'annuncio e la pagina.
Quali materie conviene promuovere?
La materia va scelta guardando le ricerche effettive nella zona, il tipo di bisogno e ciò che lo studio segue realmente. Lavoro, famiglia, successioni e penale sono esempi tipici, ciascuno con le sue regole e i suoi filtri. Le ricerche generiche — «avvocato», «studio legale» — non le compriamo.
Posso promuovere più materie insieme?
Sì. Le teniamo separate per parole, annunci e pagine; quando serve controllare in modo autonomo budget, area o altre impostazioni, usiamo campagne distinte. L'importante è poter leggere i risultati di ogni materia senza mescolare messaggi e ricerche diverse.
Quanto conta la città?
Conta, ma l'area giusta non è per forza la tua città né il tuo foro. Dipende dalla materia, da dove sono i casi e da quanto sei disposto a seguire clienti fuori sede. Lo decidiamo insieme.
Come evitiamo chi cerca solo una consulenza gratuita?
Escludendo quelle ricerche dalle parole e dicendo chiaramente nella pagina come funziona il primo colloquio. Non si azzera, ma si può ridurre.
Meglio le telefonate o il modulo?
Nelle richieste più urgenti il telefono può avere più peso; nei casi che richiedono più spiegazione il modulo può essere utile. Di solito teniamo entrambi e guardiamo cosa arriva.
Quanto budget serve?
Non c'è una cifra valida per tutti: dipende da materia, zona e concorrenza. Alcune materie costano di più per clic. Il budget iniziale deve permettere di raccogliere abbastanza dati su una materia sola, senza disperdersi.