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Tecnologia

Neuralink: cos'è, come funziona e a che punto è nel 2026

Chip che leggono la mente, paralisi curata, telepatia: intorno a Neuralink si è costruito un linguaggio che non regge. Ecco cosa fa davvero il dispositivo, e a che punto è.

14 min di lettura
Griglia di quadrati azzurri attraversata da un'onda di segnale, con un quadrato giallo sul picco

Nel gennaio 2024 un uomo di ventinove anni, paralizzato dalle spalle in giù dopo un incidente in acqua, ha ricevuto il primo impianto Neuralink mai eseguito su una persona. Poche settimane dopo muoveva il cursore di un computer senza toccare nulla, e a marzo lo ha mostrato in diretta. È il momento in cui Neuralink è passata dalle presentazioni con gli animali alla sperimentazione sulle persone, e da allora il tema ha smesso di appartenere solo agli addetti ai lavori.

Il problema è che intorno a questa tecnologia si è costruito un linguaggio che non regge: si parla di chip che leggono la mente, di paralisi curata, di telepatia. La realtà è più circoscritta e, a guardarla bene, più interessante. Questo articolo prova a raccontarla per come è documentata a settembre 2026, distinguendo sempre i risultati dagli obiettivi.

Neuralink è un'azienda americana di neurotecnologia fondata nel giugno 2016 da Elon Musk insieme a un gruppo di otto scienziati e ingegneri, tra cui Max Hodak, Benjamin Rapoport, Dongjin Seo e Vanessa Tolosa.

Sviluppa interfacce cervello-computer impiantabili. Il primo prodotto, che l'azienda chiama Telepathy, è pensato per permettere a persone con grave compromissione motoria di controllare dispositivi digitali. Il secondo, Blindsight, riguarda la vista e si trova a uno stadio molto più arretrato.

Va detto subito, perché cambia la lettura di tutto il resto: Neuralink non ha inventato l'interfaccia cervello-computer. Gruppi accademici impiantano elettrodi nella corteccia motoria di persone paralizzate da oltre vent'anni. Quello che l'azienda ha portato è un impianto interamente senza fili, ricaricabile, inserito da un robot e prodotto con logiche industriali. Un problema di ingegneria e di scala, più che una scoperta neuroscientifica.

Cos'è un'interfaccia cervello-computer

I neuroni comunicano con impulsi elettrici. Quando una persona si muove, o prova a muoversi, le popolazioni di neuroni della corteccia motoria generano schemi di attività elettrica misurabili dall'esterno della cellula.

Un'interfaccia cervello-computer (in inglese brain-computer interface, BCI) è un sistema che registra quell'attività, la analizza e la usa per pilotare qualcosa: un cursore, una tastiera virtuale, un braccio robotico. Non interpreta contenuti mentali, lavora su correlazioni statistiche tra segnali e intenzioni di movimento.

Le tecnologie disponibili si distinguono per quanto si avvicinano ai neuroni. Un elettroencefalogramma legge dall'esterno del cranio, è sicuro ma impreciso. Gli elettrodi di superficie appoggiati sulla corteccia offrono un compromesso. Gli elettrodi penetranti, come quelli di Neuralink, entrano nel tessuto: danno il segnale più ricco e pongono i problemi più delicati di stabilità nel tempo.

Come funziona l'impianto

Il dispositivo

L'impianto N1 è un disco di circa 23 millimetri di diametro, poco meno del diametro di una moneta da due euro, alloggiato in una cavità ricavata nell'osso del cranio. Resta invisibile dall'esterno. È senza fili e ricaricabile per induzione, quindi non ha connettori che attraversano la pelle: è una differenza rilevante rispetto ai sistemi accademici storici, dove un connettore esterno sul cranio resta una via d'ingresso per le infezioni.

I fili e gli elettrodi

Dal dispositivo partono fili flessibili in poliimmide con sottili tracce conduttive, larghi pochi micrometri, molto più sottili di un capello. Ogni filo porta più elettrodi, e sono gli elettrodi a intercettare l'attività elettrica del tessuto circostante.

La brochure ufficiale dello studio PRIME indica la configurazione impiantata nelle persone: 1.024 elettrodi distribuiti su 64 fili, sedici elettrodi per filo, inseriti nell'area che governa l'intenzione di movimento. Alcune fonti secondarie citano numeri più alti, fino a 3.072 elettrodi: quella cifra appartiene alla piattaforma di ricerca descritta nel documento tecnico del 2019, non alla versione impiantata nei partecipanti. Sono configurazioni diverse e vanno tenute separate.

Un punto tecnico che aiuta a capire tutto il resto: questi microelettrodi registrano l'attività elettrica dall'esterno delle cellule, e un singolo canale può raccogliere il contributo di più neuroni vicini. Il comando non nasce da un neurone in particolare, ma dall'informazione distribuita su molti canali insieme. Non esiste nessuna corrispondenza del tipo un neurone, un comando.

Il robot chirurgico

I fili sono troppo sottili e troppo cedevoli per essere maneggiati a mano. Li inserisce un robot, chiamato R1, che aggancia ogni filo e lo deposita a una profondità stabilita con guida per immagini, evitando i vasi sanguigni visibili in superficie. Secondo la descrizione degli ospedali britannici coinvolti in GB-PRIME, il robot colloca i fili entro pochi micrometri dalle aree di neuroni bersaglio. Le specifiche numeriche del documento tecnico del 2019, come il diametro dell'ago o i fili inseriti al minuto, descrivono il prototipo di allora e non sono verificabili come dati dell'R1 attuale.

Non è un dettaglio di contorno. Tutta l'architettura di Neuralink dipende dalla possibilità di ripetere quella procedura in modo uniforme, perché è l'unica strada verso numeri più grandi di pochi impianti l'anno.

Dal segnale neurale al comando

Qui si gioca la parte che viene più spesso raccontata male. La sequenza reale è questa.

Il partecipante tenta o immagina un movimento, per esempio muovere la mano verso destra. Gli elettrodi registrano l'attività elettrica dei gruppi di neuroni coinvolti. Il segnale viene digitalizzato e trasmesso senza fili a un'applicazione esterna. Un modello statistico, addestrato sulla persona specifica attraverso sessioni di calibrazione ripetute, impara a riconoscere quale schema di attività corrisponde a quale intenzione. Una volta stabilita la corrispondenza, quello schema diventa un comando: il cursore si muove, il clic si attiva.

Tre conseguenze pratiche che raramente vengono dette. Il modello vale per quella persona e non è trasferibile a un'altra. Il sistema può richiedere ricalibrazioni o adattamenti nel tempo, perché le caratteristiche del segnale neurale possono cambiare. E il sistema non decodifica un contenuto di pensiero: decodifica l'intenzione motoria che è stata addestrato a riconoscere, dentro un repertorio limitato di comandi.

Dal segnale neurale al comando

I quattro passaggi che il sistema compie davvero, e quello che non compie.

01IntenzioneLa persona tenta o immagina un movimento, per esempio spostare la mano verso destra.
02RegistrazioneGli elettrodi leggono l’attività elettrica dei gruppi di neuroni coinvolti e la trasmettono senza fili.
03DecodificaUn modello addestrato su quella persona riconosce lo schema e lo associa a quell’intenzione.
04ComandoLo schema diventa un’azione: il cursore si muove, il clic si attiva.
Lettura del pensieroNon è un quinto passaggio che manca: è un’altra cosa. Frasi interiori e ricordi non producono, in un’area motoria, schemi che un modello possa riconoscere.
Ogni modello vale per la persona su cui è stato addestrato e può richiedere ricalibrazioni nel tempo: non esiste un dizionario del pensiero valido per tutti.
I passaggi da 01 a 04 sono documentati nei partecipanti. Il riquadro in basso è ciò che la tecnologia non fa, ed è la parte che il racconto pubblico salta più spesso.

No, e vale la pena essere precisi sul perché.

Immaginare di spostare la mano a destra e pensare la frase "devo ricordarmi di chiamare mia sorella" sono due cose che nel cervello non hanno la stessa natura. La prima produce, nella corteccia motoria, uno schema di attività relativamente stabile e ripetibile, che un modello addestrato può riconoscere. La seconda non corrisponde a nessun pattern localizzato e leggibile con elettrodi piantati in un'area motoria.

Quello che il sistema fa è riconoscere schemi che qualcuno gli ha insegnato a riconoscere, uno alla volta, con la collaborazione attiva della persona. Non c'è un dizionario universale del pensiero da consultare. Chi usa l'espressione "legge la mente" descrive una macchina che non esiste.

La cosa cambia forma, ma non sostanza, nel filone sul linguaggio. Nello studio VOICE, registrato su ClinicalTrials.gov il 4 novembre 2025, Neuralink lavora sulla decodifica del parlato per chi ha perso la voce. Il 24 marzo 2026 l'azienda ha pubblicato un video in cui Kenneth, a cui è stata diagnosticata la SLA nel 2024, usa il sistema sperimentale per trasformare in voce i segnali legati all'intenzione di parlare. L'addestramento procede per gradi, mentre il partecipante prova a pronunciare frasi: prima ad alta voce finché ci riesce, poi soltanto muovendo le labbra, poi con il solo tentativo di articolare. Anche qui si decodificano tentativi di produzione vocale, non pensieri liberi, e resta uno studio di fattibilità iniziale: nessun risultato è stato validato in una pubblicazione scientifica sottoposta a revisione. Nel maggio 2025 Neuralink ha comunicato di avere ottenuto dalla FDA una designazione Breakthrough Device per il ripristino della comunicazione in persone con grave compromissione del linguaggio, dovuta a SLA, ictus, lesione midollare, paralisi cerebrale, sclerosi multipla e altre condizioni neurologiche. Vale la stessa precisazione che serve per Blindsight: è una corsia preferenziale nel percorso regolatorio, non un'approvazione commerciale e non una prova di efficacia.

Cosa riescono a fare oggi i partecipanti

Le capacità documentate riguardano il controllo di dispositivi digitali e, più recentemente, di un braccio robotico assistivo.

Il primo partecipante, Noland Arbaugh, ha mostrato pubblicamente nel marzo 2024 il controllo del cursore, la gestione della musica e partite a scacchi online. Nelle interviste successive ha raccontato un uso quotidiano intenso, anche di molte ore, per navigare, studiare e giocare. Il secondo partecipante, noto con il nome Alex, ha usato l'impianto con un software di progettazione 3D, Autodesk Fusion, per disegnare un componente, e ha giocato a titoli d'azione. Nell'ottobre 2025 lo University College London Hospital ha comunicato che il primo partecipante britannico, affetto da malattia del motoneurone, controllava un computer poche ore dopo l'intervento.

Sul piano delle prestazioni, l'azienda riferisce velocità di controllo del cursore nell'ordine di otto a dieci bit al secondo, valori confrontabili con l'uso di un mouse da parte di una persona senza disabilità. È un dato comunicato dall'azienda, non ancora validato in una pubblicazione scientifica indipendente sottoposta a revisione.

Il capitolo più recente riguarda il mondo fisico. Nel novembre 2024 Neuralink ha annunciato CONVOY, studio di fattibilità per estendere il controllo dall'ambito digitale a un braccio robotico assistivo. Nel dicembre 2025 l'azienda ha comunicato che alcuni partecipanti avevano effettivamente esteso il controllo a dispositivi fisici di quel tipo, e nel bilancio del 28 gennaio 2026 ha raccontato il caso di Nick, senza uso degli arti da quattro anni, che con il pensiero ha guidato un braccio robotico per gesti ordinari: mangiare da solo, grattarsi. È quindi una dimostrazione documentata nei partecipanti, non più soltanto un obiettivo di studio. Resta però dentro una sperimentazione investigazionale: non è un beneficio clinico consolidato, né una funzione disponibile fuori dai trial.

CapacitàStato a settembre 2026
Controllo del cursore e clicdimostrato nei partecipanti
Digitazione e navigazione webdimostrato nei partecipanti
Videogiochi, software di progettazionedimostrato in singoli partecipanti
Braccio robotico assistivodimostrato in partecipanti, dentro lo studio investigazionale CONVOY
Decodifica del parlato in vocedimostrata in un partecipante, dentro lo studio investigazionale VOICE
Percezione visivaprogramma Blindsight, nessun impianto umano documentato
Lettura di pensieri complessinon è ciò che la tecnologia fa

A che punto sono i test sugli esseri umani nel 2026

Qui serve una distinzione che vale più di qualsiasi numero: una sperimentazione autorizzata non è un dispositivo approvato.

La FDA ha respinto nel 2022 la prima richiesta di Neuralink di passare alle persone, citando preoccupazioni sulla batteria al litio, sul rischio che i fili migrassero in altre aree del cervello e sulle modalità di rimozione dell'impianto senza danneggiare il tessuto. Ha autorizzato la sperimentazione a maggio 2023, con un investigational device exemption, lo strumento con cui negli Stati Uniti si consente di testare su esseri umani un dispositivo non approvato. Il reclutamento è partito a settembre 2023.

Lo studio principale si chiama PRIME e valuta sicurezza e funzionamento iniziale dell'impianto N1 e del robot R1 in adulti con tetraplegia da lesione del midollo cervicale o da SLA. Da lì sono nate le estensioni internazionali, in questa sequenza. CAN-PRIME in Canada, autorizzata da Health Canada nel novembre 2024, con i primi due interventi eseguiti a Toronto tra agosto e settembre 2025. UAE-PRIME negli Emirati Arabi Uniti, avviata nel maggio 2025 al Cleveland Clinic Abu Dhabi in collaborazione con il Department of Health di Abu Dhabi: è il primo studio Neuralink in Medio Oriente, anch'esso di fattibilità su impianto N1 e robot R1, registrato con il codice NCT06992596. GB-PRIME nel Regno Unito, avviata il 31 luglio 2025 su due centri britannici, dove tra ottobre e dicembre 2025 sono stati operati sette partecipanti al National Hospital for Neurology and Neurosurgery di Londra. Stati Uniti, Canada, Emirati e Regno Unito sono i quattro paesi a cui si riferisce il bilancio aziendale di gennaio 2026. Accanto al filone motorio corrono CONVOY sul braccio robotico e VOICE sulla comunicazione.

Sui numeri conviene essere letterali. A settembre 2025 l'azienda aveva comunicato 12 persone impiantate nel mondo, con oltre 2.000 giorni cumulativi di utilizzo. Il 28 gennaio 2026, nel bilancio dei due anni di sperimentazione, ha dichiarato 21 partecipanti arruolati complessivamente, in quattro paesi, sostenendo di non avere registrato eventi avversi gravi legati al dispositivo. Quella è l'ultima cifra verificabile su una fonte primaria ripresa da un'agenzia di stampa. Alcuni siti hanno pubblicato totali più alti nei mesi successivi, ma senza un riscontro aziendale o istituzionale altrettanto solido, quindi il numero reale a metà settembre 2026 è probabilmente superiore a 21 e non è pubblicamente accertabile con precisione.

Un aspetto che dice molto sulla natura sperimentale di tutto questo è la durata. La brochure ufficiale di PRIME indica uno studio complessivo di circa sei anni, di cui circa diciotto mesi di studio primario con nove visite tra casa e clinica, e il resto come follow-up a lungo termine. La scheda pubblica dell'autorità britannica per la ricerca sanitaria, per GB-PRIME, prevede dodici mesi di studio primario e trentasei di follow-up, almeno tre sessioni settimanali di ricerca con il dispositivo e due interventi chirurgici: quello di impianto e una procedura elettiva di rimozione. I partecipanti non vengono quindi impiantati e lasciati andare: restano seguiti per anni, e in alcuni protocolli la possibilità di togliere il dispositivo è scritta nero su bianco.

Un'ultima avvertenza sul linguaggio aziendale. Il 31 dicembre 2025 Musk ha annunciato su X produzione in alto volume e procedura chirurgica interamente automatizzata nel corso del 2026. Sono obiettivi dichiarati da un fondatore, non risultati raggiunti, e in ambito medico la distanza tra le due cose si misura in anni.

Il problema dei fili nel primo impianto

Poche settimane dopo l'impianto di Arbaugh le prestazioni del dispositivo hanno iniziato a peggiorare. La causa, ricostruita pubblicamente nel maggio 2024, è la retrazione di una parte dei fili: l'85 per cento si era staccato dalla posizione iniziale. Secondo la ricostruzione dello stesso partecipante il cervello si era mosso, all'interno del cranio, circa tre volte più di quanto l'azienda avesse previsto.

Meno fili in posizione significa meno canali utilizzabili, quindi un segnale più povero da cui ricavare i comandi. L'impianto però non ha smesso di funzionare: Neuralink è intervenuta sul software di decodifica riuscendo a recuperare buona parte delle prestazioni perdute, e l'utilizzo è proseguito. È un episodio istruttivo su quanto, in questi sistemi, il risultato dipenda dall'algoritmo tanto quanto dall'hardware.

Per il secondo partecipante la procedura è stata modificata: minore movimento cerebrale durante l'intervento e fili collocati più vicini alla superficie. La FDA ha dato il via libera alle correzioni proposte. Dopo quell'operazione non sono stati riportati fenomeni analoghi di retrazione.

Blindsight, il progetto per la vista

Blindsight è il secondo dispositivo dell'azienda e lavora nella direzione opposta rispetto a Telepathy: invece di leggere segnali, li scrive. Una telecamera montata su un paio di occhiali riprende la scena, i dati vengono elaborati e trasmessi all'impianto, che stimola elettricamente i neuroni della corteccia visiva per produrre una sensazione visiva senza passare da occhi e nervo ottico.

È pensato per persone con perdita totale della vista dovuta a danno di occhi o nervo ottico, ma con corteccia visiva integra. Nel settembre 2024 la FDA gli ha assegnato la designazione Breakthrough Device, che accelera il percorso di valutazione per dispositivi rivolti a condizioni gravi o irreversibili. Va letta per quello che è: una corsia preferenziale nel dialogo con l'autorità regolatoria, non un'approvazione e nemmeno un giudizio di efficacia.

Lo stato reale a settembre 2026 è questo. Musk ha dichiarato a fine gennaio 2026 che l'azienda era pronta al primo impianto umano, in attesa delle autorizzazioni. Non risultano fonti primarie o istituzionali che documentino un impianto Blindsight già eseguito su una persona, né risultati clinici pubblicati. Le evidenze disponibili restano su primati non umani.

Anche nelle previsioni più ottimistiche dell'azienda la prima percezione sarebbe a bassissima risoluzione, paragonata da Musk alla grafica dei videogiochi degli anni Ottanta: una griglia di punti chiari e scuri che il cervello dovrebbe imparare a interpretare. Utile, potenzialmente, per orientarsi in una stanza o riconoscere una porta. Molto lontano dalla vista naturale.

Un elenco onesto, perché è la parte che la conversazione pubblica salta più volentieri.

Non legge pensieri complessi né frasi interiori. Non scarica ricordi e non carica conoscenze o competenze nel cervello. Non rende telepatici, malgrado il nome scelto per il prodotto. Non è acquistabile e non esiste alcun prezzo pubblico. Non ha dimostrato di curare la paralisi. Non ripara il midollo spinale, né ripristina il movimento biologico degli arti. Non ha restituito la vista a nessuno, almeno secondo le evidenze cliniche pubblicate.

E non è stato dimostrato che l'impianto funzioni stabilmente per decenni, semplicemente perché il primo è dentro la testa di una persona da poco più di due anni e mezzo.

Quali sono i rischi

Il rischio più ovvio è l'intervento stesso. Aprire il cranio e inserire elettrodi nel tessuto cerebrale comporta possibilità di infezione, sanguinamento e danno tissutale, come qualunque neurochirurgia. La letteratura neurochirurgica considera l'infezione perioperatoria una complicanza riconosciuta degli impianti cerebrali in generale: vale per qualunque dispositivo di questo tipo, non per Neuralink in particolare.

Poi c'è tutto ciò che accade dopo. Il cervello reagisce a un corpo estraneo con una risposta infiammatoria che può formare tessuto cicatriziale intorno agli elettrodi e degradare il segnale. Gli elettrodi possono spostarsi, come è accaduto nel primo impianto. L'elettronica può guastarsi. Ogni problema di questo tipo apre la questione di un secondo intervento.

Su questi fronti l'azienda dichiara di non avere registrato eventi avversi gravi legati al dispositivo in tutte le sue sperimentazioni. È un'affermazione aziendale, non un dato indipendente, e riguarda coorti di poche decine di persone seguite per pochi anni. Nel giudizio complessivo serve anche il contesto: i partecipanti sono adulti con tetraplegia o SLA, che accettano un rischio chirurgico in cambio di un'autonomia che hanno perduto. Il calcolo cambia radicalmente se un giorno si parlerà di persone sane.

Privacy e sicurezza dei dati neurali

I dati che questi sistemi raccolgono non sono la trascrizione dei nostri pensieri. Sono registrazioni di attività elettrica di gruppi di neuroni, insieme ai modelli addestrati su di esse. Il che non li rende banali: sono dati biometrici raccolti in continuo dall'interno del sistema nervoso, e servono anche ad addestrare gli algoritmi che li interpretano.

Le domande rilevanti sono quelle ordinarie della protezione dei dati, applicate a un materiale nuovo. Chi possiede le registrazioni. Per quanto tempo restano conservate. Chi può accedervi. Che cosa succede a quei dati se l'azienda cambia proprietà o chiude. Che diritti ha la persona impiantata su qualcosa che è stato generato dal suo cervello.

Nei protocolli di sperimentazione questi aspetti sono regolati dal consenso informato e dalle normative locali sui dispositivi medici. Documentazione pubblica dettagliata sulle politiche di trattamento dei dati neurali di Neuralink non è disponibile, e bioeticisti hanno segnalato più volte la scarsa trasparenza dell'azienda su registrazione degli studi e supporto ai partecipanti nel lungo periodo.

Sul fronte informatico vale un principio generale: un dispositivo impiantato che comunica senza fili è, per definizione, una superficie di attacco, e va progettato di conseguenza. Detto questo, non esiste alcuna vulnerabilità di Neuralink dimostrata pubblicamente, e gli scenari da film in cui qualcuno prende il controllo di un cervello non hanno alcun fondamento nel funzionamento reale di questi sistemi.

Quanto costa e quando sarà disponibile

Non si può comprare. Neuralink non è in commercio in nessun paese, non ha un prezzo di listino, non ha una data ufficiale di lancio e non è prescrivibile da un medico. L'unico modo per riceverlo oggi è essere selezionati in una sperimentazione clinica.

Le stime economiche che circolano riguardano ipotesi di costo della procedura in un futuro scenario commerciale, non tariffe esistenti. Sul percorso verso quello scenario pesano variabili che nessun annuncio risolve: dati di sicurezza a lungo termine, un percorso regolatorio che va oltre lo studio di fattibilità, capacità chirurgica, produzione, e la questione del rimborso da parte dei sistemi sanitari. Il costo reale, quando arriverà, non sarà quello del dispositivo ma quello dell'intero percorso di cura, comprese assistenza software e manutenzione.

No, ed è utile sapere chi altro c'è, perché ridimensiona parecchio il racconto del monopolio tecnologico.

Il consorzio accademico BrainGate impianta elettrodi intracorticali in persone paralizzate dai primi anni Duemila e ha firmato buona parte dei risultati fondamentali del settore, comprese le pubblicazioni su rivista di neuroprotesi per la scrittura e per il linguaggio. Blackrock Neurotech fornisce da vent'anni gli array di elettrodi usati in molta di quella ricerca. Synchron ha scelto una strada meno invasiva, con un dispositivo che raggiunge il cervello attraverso un vaso sanguigno, senza aprire il cranio. Precision Neuroscience, fondata da Benjamin Rapoport dopo l'uscita da Neuralink proprio per ragioni di sicurezza, lavora su elettrodi appoggiati sulla superficie corticale invece che penetranti. Paradromics sviluppa un sistema a banda elevata.

Sono approcci con compromessi diversi tra qualità del segnale, invasività e rischio. Sul piano regolatorio la situazione va descritta con precisione. Alcuni componenti hanno già una clearance FDA per usi specifici e limitati nel tempo: gli array NeuroPort di Blackrock per la registrazione temporanea dell'attività cerebrale, e l'interfaccia corticale Layer 7 di Precision, autorizzata nel marzo 2025 per impianti fino a trenta giorni. Negli Stati Uniti, invece, i sistemi BCI impiantabili completi destinati all'uso continuativo restano tutti sperimentali, Neuralink compresa: nessuno ha ancora un'approvazione di mercato per l'impianto cronico.

Il quadro globale è cambiato nel marzo 2026, e conviene dirlo con precisione. Il 13 marzo l'autorità regolatoria cinese ha registrato come dispositivo medico di classe III il sistema NEO, sviluppato dall'azienda di Shanghai Neuracle con l'Università Tsinghua: è il primo sistema BCI impiantabile al mondo autorizzato alla commercializzazione. Il primato riguarda le interfacce cervello-computer, non gli impianti cerebrali in generale: altri dispositivi impiantati nel cervello, come gli stimolatori per la malattia di Parkinson, sono approvati e in uso da molti anni.

NEO non è l'equivalente tecnico di Neuralink. È epidurale, quindi minimamente invasivo: i suoi otto elettrodi appoggiano sulla dura madre, la membrana che protegge il cervello, senza penetrare il tessuto cerebrale, mentre l'N1 inserisce oltre mille elettrodi nella corteccia. L'indicazione autorizzata è circoscritta: adulti tra i diciotto e i sessant'anni con lesione del midollo cervicale alto che conservano una certa mobilità del braccio, per compensare in parte la presa della mano tramite un guanto robotico, con sessioni di allenamento quotidiane. È quindi un sistema con caratteristiche e indicazioni molto diverse da quelle di Neuralink, e confrontare direttamente i due percorsi regolatori sarebbe fuorviante.

Dall'autorizzazione al primo paziente sono passati quattro mesi: il 13 luglio 2026 all'ospedale Huashan di Shanghai sono state effettuate la prima prescrizione commerciale di NEO e il primo impianto successivo all'approvazione. Per dare una misura del settore: una revisione sistematica del 2025 stima che circa ottanta persone nel mondo abbiano ricevuto un'interfaccia cervello-computer impiantabile, sommando decenni di ricerca e tutte le tecnologie.

Cosa potrebbe diventare

I programmi dichiarati dall'azienda coprono il controllo motorio, la comunicazione e la vista, con il braccio robotico come ponte tra digitale e fisico. Musk ha annunciato per la fine del 2026 un impianto di nuova generazione con capacità tripla rispetto all'attuale, senza che l'affermazione sia stata collegata a un deposito regolatorio verificabile. Il presidente dell'azienda, DJ Seo, ha indicato l'intenzione di arrivare a impiantare una persona sana entro il 2030.

Vale la pena tenere quattro piani separati, ogni volta che si legge una notizia su Neuralink: ciò che è documentato oggi nei partecipanti, ciò che è oggetto di una sperimentazione in corso, ciò che è un programma annunciato e ciò che è visione di lungo periodo. La maggior parte della confusione pubblica nasce dal mescolare il primo piano con il quarto. È lo stesso criterio che serve per leggere le notizie su altre tecnologie di frontiera, dal computer quantistico agli effetti dell'intelligenza artificiale sul lavoro.

In conclusione

A settembre 2026 Neuralink è un dispositivo sperimentale impiantato in alcune decine di persone, capace di trasformare l'intenzione di muoversi in comandi per un computer. Non legge la mente, non cura la paralisi, non si compra.

Quello che fa, però, non è poco: restituisce a chi non può muoversi la possibilità di scrivere, navigare, lavorare, giocare, senza intermediari. Per chi ha perso quella autonomia è una differenza concreta, molto più interessante delle promesse di telepatia con cui viene spesso confusa. La partita vera dei prossimi anni non si gioca sulle dimostrazioni, ma su dati di sicurezza a lungo termine, pubblicazioni indipendenti e capacità di arrivare a molte più persone di quelle raggiunte finora.

Domande frequenti

Neuralink legge davvero i pensieri?

No. L'impianto registra l'attività elettrica di gruppi di neuroni nella corteccia motoria. Un software addestrato sulla singola persona impara a riconoscere quali schemi di attività corrispondono al tentativo di compiere un movimento e li traduce in comandi, per esempio spostare un cursore. Non esiste alcuna decodifica di pensieri liberi, ricordi o frasi interiori: il sistema riconosce solo gli schemi che è stato addestrato a riconoscere, con la collaborazione attiva di chi lo usa.

Quante persone hanno un impianto Neuralink nel 2026?

L'ultimo dato comunicato dall'azienda e ripreso dalle agenzie di stampa è del 28 gennaio 2026 e parla di 21 partecipanti arruolati nel mondo, in quattro paesi, a due anni dall'inizio della sperimentazione sull'uomo. A settembre 2025 erano 12. Il numero è quindi cresciuto nel corso del 2026, ma un totale aggiornato verificabile su fonte primaria non è disponibile a metà settembre 2026.

Neuralink è approvato dalla FDA?

No, e la differenza è importante. La FDA ha autorizzato a maggio 2023 una sperimentazione clinica, tramite un investigational device exemption, che consente di testare su esseri umani un dispositivo non approvato. Approvare un dispositivo per la commercializzazione è un passaggio diverso e successivo, che richiede dati di sicurezza ed efficacia su casistiche molto più ampie. Neuralink non ha ottenuto quel tipo di approvazione in nessun paese.

Neuralink può curare la paralisi?

No. L'impianto non ripara il midollo spinale e non restituisce il movimento degli arti. Permette a una persona che non può muoversi di comandare un dispositivo digitale, e in alcuni casi documentati un braccio robotico assistivo, bypassando il corpo. È una compensazione tecnologica della disabilità, non un recupero della funzione biologica. Sono due cose che vengono spesso confuse e che hanno implicazioni cliniche completamente diverse.

Neuralink può restituire la vista?

Non è stato dimostrato. Il progetto dedicato, Blindsight, ha ricevuto dalla FDA nel settembre 2024 la designazione Breakthrough Device, che accelera l'iter di valutazione ma non è un'approvazione. A gennaio 2026 Musk ha dichiarato che l'azienda era pronta al primo impianto umano in attesa delle autorizzazioni; non risultano fonti primarie che documentino un impianto già eseguito su una persona, né risultati clinici pubblicati. Le evidenze disponibili riguardano primati non umani.

Quali sono i rischi di un impianto Neuralink?

Ci sono i rischi della neurochirurgia, cioè infezione, sanguinamento e danno al tessuto, e quelli legati alla permanenza del dispositivo: risposta infiammatoria, tessuto cicatriziale intorno agli elettrodi, degradazione del segnale, spostamento dei fili, guasti dell'elettronica, eventuali interventi di revisione. Nel primo partecipante l'85 per cento dei fili si è retratto, riducendo i canali disponibili. L'azienda dichiara di non avere registrato eventi avversi gravi legati al dispositivo, ma è un'affermazione aziendale su poche decine di persone seguite per pochi anni, e i dati sulla durata a lungo termine non esistono ancora.

Quanto costa Neuralink e quando sarà disponibile?

Non ha un prezzo perché non è in vendita, in nessun paese, e non esiste una data ufficiale di lancio commerciale. L'unico modo per riceverlo oggi è essere selezionati in una sperimentazione clinica. Le cifre che circolano sono stime sul possibile costo futuro della procedura, non tariffe reali. Elon Musk ha annunciato per il 2026 produzione in alto volume e chirurgia automatizzata, ma sono obiettivi aziendali dichiarati, non traguardi raggiunti.

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